Per coloro che vogliono tesserarsi per l'anno 2011/2012 all' Associazione il nuovo conto è:
CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE
IBAN IT90q0616002801100000005191
giovedì 16 giugno 2011
domenica 15 maggio 2011
XXI ° CONGRESSO NAZIONALE
XXI ° CONGRESSO NAZIONALE
ASSOCIAZIONE ITALIANA PREPARATORI ATLETICI DEL CALCIO
AUDITORIUM CASSA DI RISPARMIO FIRENZE
VIALE GUIDONI n° 178
Firenze 23 maggio
DAL PREPARATORE ATLETICO ALL’ALLENATORE FISICO
LA FORMAZIONE
Nell’ALTA PRESTAZIONE – nei GIOVANI CALCIATORI – nello SPORT
SCIENCE – nella RIATLETIZZAZIONE
Ore 9.00 Saluto delle Autorità: Renzo Ulivieri Presidente AIAC -
Giorgio Galanti Università Firenze – Massimo Gulisano Università
Firenze - Bresci dott. Fabio Presidente Regione Toscana LND - Dario
dott. Nardella vicesindaco comune Firenze
Premio alla memoria del dott. Aldo Sassi parlerà - Rampinini prof.
Ermanno
Ore 9.30 Introduzione al Congresso del Presidente Marella Prof. Mario
Inizio Lavori : presiede Xavier Jacobelli
Ore 9.50 I GIOVANI CALCIATORI – Alessandro Ruspantini (Responsabile del gruppo),
Alessio Garofalo, Lorenzo Riela, Natale Marzullo, Paolo Solustri, Simone Fornari,
Tommaso Chiriatti
Domenico G., L’esperienza dell’A.C. Milan: “Metodologia d’intervento al Milan Lab Settore
Giovanile” –Team Milan Lab Settore Giovanile
Vergine Vincenzo. L’esperienza dell'F.C. Fiorentina: “Il giovane calciatore – Una visione
globale e pluriennale” –
Spedicato M., Vergine S., Molfetta A., Sannicandro I.. L’esperienza dell’U.S. Lecce:
“L'organizzazione del microciclo di allenamento settimanale nelle categorie Primavera ed
Allievi” –
…
Ore 10.20 L’OPINIONE DELL’ALLENATORE Cristi Andrea allenatore settore
giovanile
Ore 10.30 L’ALTA PRESTAZIONE - Italo Sannicandro (Responsabile del gruppo) Il ruolo
del preparatore atletico nell'alta prestazione: Innocenti A. Levi Micheli M., Diamante A.,
Bordon C., Artico P.
Sassi R., Rassegna sulle metodologie di allenamento della forza : compiti su superfici
instabili, allenamento isoinerziale, cambi di direzione
Tibaudi A., Allenamento aerobico con l'utilizzo della palla
Sannicandro I., Traficante P., L'allenamento aerobico con mezzi generali ed integrati
Sannicandro I., Piccinno A., L'allenamento ai fini preventivi
Ore 12.00 L’OPINIONE DELL’ALLENATORE Claudio Ranieri
Ore 12.30 Assemblea elettiva aperta ai soli associati
Ore 13.30 Fine della prima parte – Pranzo
Ore 14.20 Spazio agli sponsor
Ore 14.40 Domande e comunicazioni libere sui due temi trattati (5’ ogni
persona)
Ore 15.10 CRONOMETRO D’ORO campionato serie “A” –“B” –Lega Pro”
Ore 15.30 PREMIO ALLA CARRIERA Carlo Vittori
Inizio Lavori:
Ore 15.50 SPORT SCIENCE Marcello Iaia (Responsabile del gruppo) Ivan
Carminati - Duccio Ferrari Bravo - Ermanno Rampinini.
Sport science" come mezzo per il supporto e l'ottimizzazione della
performance nel calcio
Intervento preordinato: Magrini dott. Paolo esperienza nuoto
Ore 16.20 L’OPINIONE DELL’ALLENATORE Franco Ferrari
Ore 16. 50 LA RIATLETIZZAZIONE Stefano Fiorini (Responsabile del gruppo) Il ruolo del
Preparatore Atletico nella fase della Riatletizzazione: Daniele Tognaccini - Paolo
Barbero
Andorlini Alberto: Riatletizzazione: il Ri Allineamento di Capacità e Funzioni - dall'ipotesi alla
prospettiva funzionale".
Andrea Scanavino: La riatletizzazione al confine tra la magia dei numeri e le decisioni
intuitive."
Ore 17.20 L’OPINIONE DEL MEDICO Gemignani dr Michele
Ore 17.40 Domande e comunicazioni libere sui due temi trattati (5’ ogni
persona) Magrini dott. Paolo nel nuoto
Ore 18.10 spazio agli sponsor
Ore 18.30 Chiusura del congresso
Relatori ed autorità
Andorlini Dott. Alberto: riabilitatore atletico A.C. Siena – F.C. Fiorentina, Al Arabi S.C.,
Chelsea F.C.
Artico Dott. Paolo : preparatore atletico – Sport Science Udinese Calcio
Barbero Dott Paolo: preparatore atletico Genoa C.F.C.
Bordon Prof. Claudio: preparatore atletico U.S. Palermo, Parma F.C., Udinese Calcio
Bresci Dott. Fabio: Presidente Regione Toscana L.N.D.
Carminati Dott. Ivan: preparatore atletico National England, Manchester City F.C.
Chiriatti Dott. Tommaso – preparatore atletico Brescia Calcio Settore Giovanile
Cristi Andrea: allenatore Bologna Calcio Settore Giovanile
Diamante Prof. Adelio: preparatore atletico U.S. Palermo, Parma F.C., Udinese Calcio
Ferrari Bravo Dott. Duccio: preparatore atletico Juventus F.C. Settore Giovanile
Fornari Dott. Simone: preparatore atletico Genoa C.F.C. Settore Giovanile
Ferrari Dott. Franco: docente di tecnica e tattica corsi per allenatori professionisti F.I.G.C.
– UEFA
Fiorini Dott. Stefano: preparatore atletico – responsabile tecnico Prosperius, F.C.
Fiorentina, Cagliari Calcio, U.S. Grosseto, Massese Calcio, A.C. Perugia
Galanti Prof. Giorgio: Presidente Corso di Laurea Specialistica in Scienze e Tecnica dello
Sport – Università degli Studi di Firenze,
Garofalo Dott. Alessio – preparatore atletico Empoli F.C. Settore Giovanile
Gemignani Dott. Michele: medico sportivo
Gualtieri Dott. Domenico: preparatore atletico Milan Lab Settore Giovanile
Gulisano Prof. Massimo: Presidente Scienze Motorie - Università degli Studi di Firenze
Jacobelli dott. Xavier: già direttore di Tuttosport, Corriere dello Sport-Stadio, il Giorno e
QS, attualmente è Condirettore di Quotidiano Nazionale, incarico al quale affianca la
direzione di Quotidiano.net
Iaia Dott. Marcello: preparatore atletico – fitness trainer sport science Manchester United
F.C.
Innocenti Prof. Alessandro: preparatore atletico Cagliari Calcio, U.C. Sampdoria, A.S. Bari
Levi Micheli Dott. Matteo: preparatore atletico Cagliari Calcio – collaboratore Nazionale
Italiana, S.S.C. Napoli
Magrini Dott. Paolo: laurea specialistica in Scienza e Tecnica dello Sport
Marella Prof. Mario: preparatore atletico – docente Università degli Studi di Firenze
Molfetta Alessandro: collaboratore fisico-atletico U.S. Lecce Settore Giovanile
Nardella Dario: Vicesindaco Comune di Firenze
Natale Dott. Marzullo – preparatore atletico professionista – S.S.C. Napoli Settore
Giovanile, Derthona Calcio
Piccino Dott Andrea: collaboratore Università degli Studi di Foggia
Rampinini Dott Ermanno: responsabile del Laboratorio di valutazione funzionale Human
Performance Lab Mapei Sport
Ranieri Claudio: allenatore – F.C. Fiorentina, Valencia C.F., Atletico Madrid, Chelsea F.C.,
F.C. Parma, Juventus F.C., A.S. Roma
Riela Lorenzo – Preparatore atletico Marca Futsal – A.S. Cittadella Settore Giovanile, A.C.
Padova Settore Giovanile
Ruspantini Dott. Alessandro: preparatore atletico – responsabile preparazione atletica
settore giovanile Atletico Roma F.C. – S.S. Lazio Settore Giovanile, A.S. Lodigiani Settore
Giovanile
Scanavino Dott. Andrea: preparatore atletico U.C. Sampdoria, Juventus F.C.
Sannicandro Prof. Italo: preparatore atletico - docente Università degli Studi di Foggia
Sassi Dott. Roberto: preparatore atletico F.K. Dinamo Mosca, Valencia C.F., Atletico
Madrid, Chelsea F.C., F.C. Parma, U.C. Sampdoria
Solustri Dott. Paolo: Preparatore atletico Torino F.C. Settore Giovanile
Spedicato Mirko: Responsabile preparazione atletica settore giovanile U.S. Lecce
Tibaudi Dott. Agostino: preparatore atletico U.C. Sampdoria, A.C. Milan, F.K. Krylya
Soveto
Tognaccini Dott Daniele: preparatore atletico A.C. Milan
Traficante dott Paolo: collaboratore Università Foggia
Ulivieri Prof. Renzo: Presidente Associazione Italiana Allenatori di Calcio
Vergine Prof. Vincenzo: preparatore atletico – Responsabile preparazione atletica settore
giovanile F.C. Fiorentina
Vergine Salvatore: Preparatore atletico U.S. Lecce Settore Giovanile
Vittori Prof. Carlo: allenatore di atletica leggera
La partecipazione al congresso sarà riconosciuta con
1 CFU - Corso di Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive e Corso Magistrale in Scienze
e Tecniche delle Attività Motorie Preventive ed Adattate dell’Università di Foggia.
0,25 CFU - Corso di Laurea in Scienze Motorie, Corso di Laurea Specialistica in Scienze a
Tecnica dello Sport Università di Firenze
Costo di partecipazione:
100 € - AIPAC, AIAC
50 € - studenti AIPAC Sono compresi: Tessera associativa AIPAC 2010/11
150 € - ALTRI (Medici, fisioterapisti, etc..)
ASSOCIAZIONE ITALIANA PREPARATORI ATLETICI DEL CALCIO
AUDITORIUM CASSA DI RISPARMIO FIRENZE
VIALE GUIDONI n° 178
Firenze 23 maggio
DAL PREPARATORE ATLETICO ALL’ALLENATORE FISICO
LA FORMAZIONE
Nell’ALTA PRESTAZIONE – nei GIOVANI CALCIATORI – nello SPORT
SCIENCE – nella RIATLETIZZAZIONE
Ore 9.00 Saluto delle Autorità: Renzo Ulivieri Presidente AIAC -
Giorgio Galanti Università Firenze – Massimo Gulisano Università
Firenze - Bresci dott. Fabio Presidente Regione Toscana LND - Dario
dott. Nardella vicesindaco comune Firenze
Premio alla memoria del dott. Aldo Sassi parlerà - Rampinini prof.
Ermanno
Ore 9.30 Introduzione al Congresso del Presidente Marella Prof. Mario
Inizio Lavori : presiede Xavier Jacobelli
Ore 9.50 I GIOVANI CALCIATORI – Alessandro Ruspantini (Responsabile del gruppo),
Alessio Garofalo, Lorenzo Riela, Natale Marzullo, Paolo Solustri, Simone Fornari,
Tommaso Chiriatti
Domenico G., L’esperienza dell’A.C. Milan: “Metodologia d’intervento al Milan Lab Settore
Giovanile” –Team Milan Lab Settore Giovanile
Vergine Vincenzo. L’esperienza dell'F.C. Fiorentina: “Il giovane calciatore – Una visione
globale e pluriennale” –
Spedicato M., Vergine S., Molfetta A., Sannicandro I.. L’esperienza dell’U.S. Lecce:
“L'organizzazione del microciclo di allenamento settimanale nelle categorie Primavera ed
Allievi” –
…
Ore 10.20 L’OPINIONE DELL’ALLENATORE Cristi Andrea allenatore settore
giovanile
Ore 10.30 L’ALTA PRESTAZIONE - Italo Sannicandro (Responsabile del gruppo) Il ruolo
del preparatore atletico nell'alta prestazione: Innocenti A. Levi Micheli M., Diamante A.,
Bordon C., Artico P.
Sassi R., Rassegna sulle metodologie di allenamento della forza : compiti su superfici
instabili, allenamento isoinerziale, cambi di direzione
Tibaudi A., Allenamento aerobico con l'utilizzo della palla
Sannicandro I., Traficante P., L'allenamento aerobico con mezzi generali ed integrati
Sannicandro I., Piccinno A., L'allenamento ai fini preventivi
Ore 12.00 L’OPINIONE DELL’ALLENATORE Claudio Ranieri
Ore 12.30 Assemblea elettiva aperta ai soli associati
Ore 13.30 Fine della prima parte – Pranzo
Ore 14.20 Spazio agli sponsor
Ore 14.40 Domande e comunicazioni libere sui due temi trattati (5’ ogni
persona)
Ore 15.10 CRONOMETRO D’ORO campionato serie “A” –“B” –Lega Pro”
Ore 15.30 PREMIO ALLA CARRIERA Carlo Vittori
Inizio Lavori:
Ore 15.50 SPORT SCIENCE Marcello Iaia (Responsabile del gruppo) Ivan
Carminati - Duccio Ferrari Bravo - Ermanno Rampinini.
Sport science" come mezzo per il supporto e l'ottimizzazione della
performance nel calcio
Intervento preordinato: Magrini dott. Paolo esperienza nuoto
Ore 16.20 L’OPINIONE DELL’ALLENATORE Franco Ferrari
Ore 16. 50 LA RIATLETIZZAZIONE Stefano Fiorini (Responsabile del gruppo) Il ruolo del
Preparatore Atletico nella fase della Riatletizzazione: Daniele Tognaccini - Paolo
Barbero
Andorlini Alberto: Riatletizzazione: il Ri Allineamento di Capacità e Funzioni - dall'ipotesi alla
prospettiva funzionale".
Andrea Scanavino: La riatletizzazione al confine tra la magia dei numeri e le decisioni
intuitive."
Ore 17.20 L’OPINIONE DEL MEDICO Gemignani dr Michele
Ore 17.40 Domande e comunicazioni libere sui due temi trattati (5’ ogni
persona) Magrini dott. Paolo nel nuoto
Ore 18.10 spazio agli sponsor
Ore 18.30 Chiusura del congresso
Relatori ed autorità
Andorlini Dott. Alberto: riabilitatore atletico A.C. Siena – F.C. Fiorentina, Al Arabi S.C.,
Chelsea F.C.
Artico Dott. Paolo : preparatore atletico – Sport Science Udinese Calcio
Barbero Dott Paolo: preparatore atletico Genoa C.F.C.
Bordon Prof. Claudio: preparatore atletico U.S. Palermo, Parma F.C., Udinese Calcio
Bresci Dott. Fabio: Presidente Regione Toscana L.N.D.
Carminati Dott. Ivan: preparatore atletico National England, Manchester City F.C.
Chiriatti Dott. Tommaso – preparatore atletico Brescia Calcio Settore Giovanile
Cristi Andrea: allenatore Bologna Calcio Settore Giovanile
Diamante Prof. Adelio: preparatore atletico U.S. Palermo, Parma F.C., Udinese Calcio
Ferrari Bravo Dott. Duccio: preparatore atletico Juventus F.C. Settore Giovanile
Fornari Dott. Simone: preparatore atletico Genoa C.F.C. Settore Giovanile
Ferrari Dott. Franco: docente di tecnica e tattica corsi per allenatori professionisti F.I.G.C.
– UEFA
Fiorini Dott. Stefano: preparatore atletico – responsabile tecnico Prosperius, F.C.
Fiorentina, Cagliari Calcio, U.S. Grosseto, Massese Calcio, A.C. Perugia
Galanti Prof. Giorgio: Presidente Corso di Laurea Specialistica in Scienze e Tecnica dello
Sport – Università degli Studi di Firenze,
Garofalo Dott. Alessio – preparatore atletico Empoli F.C. Settore Giovanile
Gemignani Dott. Michele: medico sportivo
Gualtieri Dott. Domenico: preparatore atletico Milan Lab Settore Giovanile
Gulisano Prof. Massimo: Presidente Scienze Motorie - Università degli Studi di Firenze
Jacobelli dott. Xavier: già direttore di Tuttosport, Corriere dello Sport-Stadio, il Giorno e
QS, attualmente è Condirettore di Quotidiano Nazionale, incarico al quale affianca la
direzione di Quotidiano.net
Iaia Dott. Marcello: preparatore atletico – fitness trainer sport science Manchester United
F.C.
Innocenti Prof. Alessandro: preparatore atletico Cagliari Calcio, U.C. Sampdoria, A.S. Bari
Levi Micheli Dott. Matteo: preparatore atletico Cagliari Calcio – collaboratore Nazionale
Italiana, S.S.C. Napoli
Magrini Dott. Paolo: laurea specialistica in Scienza e Tecnica dello Sport
Marella Prof. Mario: preparatore atletico – docente Università degli Studi di Firenze
Molfetta Alessandro: collaboratore fisico-atletico U.S. Lecce Settore Giovanile
Nardella Dario: Vicesindaco Comune di Firenze
Natale Dott. Marzullo – preparatore atletico professionista – S.S.C. Napoli Settore
Giovanile, Derthona Calcio
Piccino Dott Andrea: collaboratore Università degli Studi di Foggia
Rampinini Dott Ermanno: responsabile del Laboratorio di valutazione funzionale Human
Performance Lab Mapei Sport
Ranieri Claudio: allenatore – F.C. Fiorentina, Valencia C.F., Atletico Madrid, Chelsea F.C.,
F.C. Parma, Juventus F.C., A.S. Roma
Riela Lorenzo – Preparatore atletico Marca Futsal – A.S. Cittadella Settore Giovanile, A.C.
Padova Settore Giovanile
Ruspantini Dott. Alessandro: preparatore atletico – responsabile preparazione atletica
settore giovanile Atletico Roma F.C. – S.S. Lazio Settore Giovanile, A.S. Lodigiani Settore
Giovanile
Scanavino Dott. Andrea: preparatore atletico U.C. Sampdoria, Juventus F.C.
Sannicandro Prof. Italo: preparatore atletico - docente Università degli Studi di Foggia
Sassi Dott. Roberto: preparatore atletico F.K. Dinamo Mosca, Valencia C.F., Atletico
Madrid, Chelsea F.C., F.C. Parma, U.C. Sampdoria
Solustri Dott. Paolo: Preparatore atletico Torino F.C. Settore Giovanile
Spedicato Mirko: Responsabile preparazione atletica settore giovanile U.S. Lecce
Tibaudi Dott. Agostino: preparatore atletico U.C. Sampdoria, A.C. Milan, F.K. Krylya
Soveto
Tognaccini Dott Daniele: preparatore atletico A.C. Milan
Traficante dott Paolo: collaboratore Università Foggia
Ulivieri Prof. Renzo: Presidente Associazione Italiana Allenatori di Calcio
Vergine Prof. Vincenzo: preparatore atletico – Responsabile preparazione atletica settore
giovanile F.C. Fiorentina
Vergine Salvatore: Preparatore atletico U.S. Lecce Settore Giovanile
Vittori Prof. Carlo: allenatore di atletica leggera
La partecipazione al congresso sarà riconosciuta con
1 CFU - Corso di Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive e Corso Magistrale in Scienze
e Tecniche delle Attività Motorie Preventive ed Adattate dell’Università di Foggia.
0,25 CFU - Corso di Laurea in Scienze Motorie, Corso di Laurea Specialistica in Scienze a
Tecnica dello Sport Università di Firenze
Costo di partecipazione:
100 € - AIPAC, AIAC
50 € - studenti AIPAC Sono compresi: Tessera associativa AIPAC 2010/11
150 € - ALTRI (Medici, fisioterapisti, etc..)
martedì 26 aprile 2011
ECCO ALCUNI STRUMENTI CHE SI POSSONO ACQUISTARE
Optojump metro singolo con programma per visualizzare i risultati al computer e archiviarli 900 euro
Racetime computerino per archiviare i dati e stamparli subito 350 euro
Metro aggiuntivo di Optojump per fare analisi dei tempi di contatto e maggiore spazio nei balzi 250 euro a metro (3 metri totali aggiuntivi a mia disposizione)
Cardio polar rs400 con software per scaricare di dati al computer e lettore dei dati con collegamento usb al computer 20 pezzi circa 10 pezzi 1000 euro 20 pezzi 1700
Sistema polar trainer composta da fasce cardio che archiviano i dati e sistema che scarica i dati al computer con apposito software per gestire e analizzare i dati 1000 euro 10 fasce con centralina
Misuratore di lattato portatile 370 euro arkray laccate pro
Racetime computerino per archiviare i dati e stamparli subito 350 euro
Metro aggiuntivo di Optojump per fare analisi dei tempi di contatto e maggiore spazio nei balzi 250 euro a metro (3 metri totali aggiuntivi a mia disposizione)
Cardio polar rs400 con software per scaricare di dati al computer e lettore dei dati con collegamento usb al computer 20 pezzi circa 10 pezzi 1000 euro 20 pezzi 1700
Sistema polar trainer composta da fasce cardio che archiviano i dati e sistema che scarica i dati al computer con apposito software per gestire e analizzare i dati 1000 euro 10 fasce con centralina
Misuratore di lattato portatile 370 euro arkray laccate pro
venerdì 18 febbraio 2011
SERATA AD ALBA
LUNEDI’ 28 FEBBRAIO 2011 alle ore 21.00
presso AUDITORIUM FONDAZIONE FERRERO sito in Strada di mezzo 49 – Alba (CN),
una serata dal titolo:
COME MISURARE LA PERFORMANCE E PREVENIRE GLI INFORTUNI
Relatore PROF. TESTA MAURO
Dal 1990 si occupa di Postura ed Ergonomia. Titolare di numerosi brevetti dalle calzature ai caschi, ai parastinchi; ha collaborato nel 1994 con F.C. Juventus ed ha tenuto numerosi convegni sulla traumatologia da sport presso il Politecnico di Torino, C.O.N.I., Acquacetosa Roma.
Dal 2009 consulente del Chievo Verona.
Il costo della serata è di euro 10,00.
La partecipazione alla serata è disponibile fino ad esaurimento posti.
Per ulteriori informazioni rivolgersi a Prof. CHIODO David 347/7348834
venerdì 11 febbraio 2011
SERATA AIPAC
Lunedì 28 febbraio ad Alba si terrà un serata dal titolo: COME MISURARE LA PERFORMANCE E PREVENIRE GLI INFORTUNI.
Relatore: Prof. Testa Mauro
A breve ulteriori informazioni sul convegno.
Relatore: Prof. Testa Mauro
A breve ulteriori informazioni sul convegno.
lunedì 24 gennaio 2011
CHE COS’É LA “SOGLIA ANAEROBICA” di Aldo Sassi
Il concetto di “soglia” ha poco più di 40 anni. Nel 1959 al Third Pan-American Congress of Sport Physican, tenutosi a Chicago, il fisiologo tedesco Wildor Hollmann, commentando l’andamento di alcuni parametrici fisiologici in uno sforzo condotto a carichi crescenti al cicloergometro, introdusse l’idea che al di sopra di certe intensità di esercizio la richiesta energetica potesse essere coperta dal metabolismo anaerobico, in aggiunta a quello aerobico.
Come sappiamo, il metabolismo aerobico è quella via metabolica attraverso la quale il nostro organismo brucia gli alimenti assunti combinandoli con l’ossigeno respirato, producendo in questo modo energia utile alla contrazione muscolare. A riposo, consumiamo poco ossigeno, perché ci serve poca energia e, dunque, bruciamo pochi alimenti. Man mano che l’intensità della nostra attività fisica cresce, aumenta la quantità di energia necessaria per sostenerla e con essa la velocità con la quale gli alimenti (che sono la nostra benzina) vengono bruciati con l’ossigeno inspirato (ciò, di conseguenza, fa sì che aumenti anche la quantità d’aria respirata ogni minuto). L’intensità massima dello sforzo che possiamo compiere avvalendoci prevalentemente dell’energia fornita da questo sistema – che, essendo basato sull’utilizzazione dell’ossigeno presente nell’aria, viene appunto detto aerobico – è grossomodo pari a quella che siamo in grado di sviluppare per non più di 5 minuti circa: in sforzi massimali di questa durata, il consumo di ossigeno può raggiungere il 100 per cento rispetto alle capacità del soggetto, cioè il cosiddetto massimo consumo di ossigeno (solitamente indicato dalla sigla VO2max ): intorno a 3 litri al minuto in un sedentario, circa il doppio in un campione del ciclismo. Correndo o pedalando, passando da uno sforzo blando a uno via via più intenso, crescerà in maniera quasi proporzionale la necessità di energia, dunque quella di ossigeno e, con essa, la frequenza cardiaca, espressione del crescente lavoro compiuto dal cuore per pompare sempre più sangue arricchito di ossigeno dai polmoni ai nostri muscoli. Succede però che l’aumento di queste variabili non sia lineare (cioè non sia costante) sino al raggiungimento del massimo consumo di ossigeno: superati i 2/3 circa di questa intensità massima, in uno sforzo a carichi crescenti, si osserva una più repentina accelerazione della ventilazione e anche dell’accumulo di acido lattico nel sangue.
Quando dobbiamo produrre moltissima energia in pochissimi secondi – come in uno sprint dell’atletica leggera o del ciclismo, oppure in conseguenza di un rapido passaggio da un’attività blanda a una più intensa – il nostro organismo non è in grado di far fronte al repentino aumento della richiesta di energia solamente accelerando i processi di combustione degli alimenti con l’ossigeno inspirato (accelerazione che richiede tempi dell’ordine delle decine di secondi, e che può comunque non essere sufficiente a coprire completamente le accresciute richieste energetiche). Così questo surplus di energia viene in buona parte prodotto degradando gli zuccheri senza bruciarli con l’ossigeno, attraverso una via metabolica che viene pertanto detta “anaerobica”, senza ossigeno, e che porta alla formazione del cosiddetto acido lattico (quello che fa percepire bruciore ai muscoli dopo una rampa di scale fatta di corsa, per intenderci).
La formazione dell’acido lattico, dunque, è espressione dell’attivazione del metabolismo anaerobico; proprio questo aveva fatto notare Hollmann in quel Congresso del 1959, introducendo l’idea che al di sopra di determinate intensità di esercizio la copertura delle necessità energetiche fosse garantita non solo dal metabolismo aerobico (alimenti bruciati con l’ossigeno), ma anche da quello anaerobico (zuccheri degradati senza consumo di ossigeno, con formazione di acido lattico). Ed è questo, in sostanza, ciò che il concetto di soglia anaerobica significa ancora oggi, dopo oltre quarant’anni: l’intensità metabolica alla quale il metabolismo energetico da totalmente aerobico diviene parzialmente anaerobico.
Il termine vero e proprio di “soglia anaerobica” venne introdotto nel 1964 da Wasserman e Mciloy, per definire – in test condotti a carichi progressivamente crescenti – l’intensità alla quale una “impennata” della ventilazione e di altri parametri riflette il passaggio tra le due condizioni citate: quella completamente aerobica e quella parzialmente anaerobica. Essendo basata sull’analisi dell’andamento di parametri ventilatori, la soglia determinata con le metodiche successivamente codificate da Wasserman viene appunto detta “ventilatoria”. Le ricerche che seguirono tendevano a mettere in relazione l’intensità dello sforzo alla quale si verifica l’impennata della ventilazione con la concomitante accelerazione dell’accumulo dell’acido lattico nel sangue. Ma erano sperimentazione condotte sempre su test incrementali, ossia protocolli nei quali la potenza viene aumentata di poche decine di watt ogni 30-60 secondi (aumentando l’inerzia della bici stazionaria su cui pedala l’atleta), fino a raggiungere valori tanto elevati da determinare l’esaurimento del soggetto, cioè la sua incapacità di proseguire l’esercizio (cosa che, in simili situazioni, avviene dopo 10-15 minuti di lavoro a intensità crescente). In sostanza, dunque, si andava ad analizzare – come si fa tuttora con protocolli di questo genere – ciò che avviene in condizioni definite “transienti” da un punto di vista fisiologico, nelle quali, cioè, sono in atto degli adattamenti (aumento della frequenza cardiaca, della ventilazione eccetera) che nelle poche decine di secondi di intervallo tra ciascun carico e il successivo non consentono all’organismo di “mettersi in equilibrio” (e quindi si assestarsi) rispetto al livello della richiesta energetica che il carico raggiunto comporta. Il corpo, in pratica, non fa in tempo ad adeguarsi completamente alla nuova situazione, che già gli viene imposto di sostenerne una più impegnativa.
Tenuto conto di questo fatto, restava da osservare cosa succede invece in condizioni “di equilibrio”, quelle cioè che si possono ottenere dopo che si sta lavorando per alcuni minuti (non meno di una decina) a una stessa intensità. Uno dei primi gruppi di ricerca a effettuare questo tipo di verifica fu, nel 1981, quello di Liegi, composto da Scheen, Juchems e Cession-Fossion, che esaminarono l’andamento dell’acido lattico e di altri parametri durante prove di carico costante, ciascuna della durata di 20 minuti. Osservarono che a intensità di lavoro pari al 40-50 per cento circa del VO2max la concentrazione ematica dell’acido lattico si elevava nei primi minuti di esercizio, per poi iniziare a calare molto lentamente nel prosieguo dello stesso, pur continuando a rimanere al di sopra dei livelli basali anche al ventesimo minuto (la maggior elevazione transitoria iniziale è dovuta all’inerzia di regolazione del metabolismo aerobico, che, come già detto, richiede diverse decine di secondi prima di raggiungere una condizione di equilibrio, ciò comporta, nella fase iniziale dello sforzo, un’attivazione di un certo rilievo del metabolismo anerobico, evidenziata dal conseguente accumulo di acido lattico nel sangue, che poi viene in parte progressivamente rimosso). Per carichi di intensità superiore al 60 per cento circa del VO2max notarono invece che l’aumento della concentrazione di acido lattico nel sangue era costante, fino al momento della cessazione della prova. Per carichi intermedi – tra il 50 e il 60 per cento circa del VO2max – il lattato ematico aumentava nei primi 10 minuti dello sforzo, per poi attestarsi su un valore costante fino al termine dell’esercizio (ventesimo minuto). I tre studiosi definirono questa condizione “steady-state lactate threshold”, cioè “soglia del lattato costante” e, cosa non di poco conto, evidenziarono che durante carichi costanti (a differenza di quelli incrementali) questa soglia anaerobica “lattacida” non coincide come intensità lavorativa con quella “ventilatoria” rilevabile secondo la deduzione di Wasserman.
Nel contempo, con pubblicazioni del 1981 e del 1982, il gruppo tedesco di Stegmann e Kindermann precisò il concetto di soglia anaerobica, identificandola con il cosiddetto “massimo lattato in steady state” (abbreviato in iniziale MLSS), che rappresenta la massima intensità lavorativa individuale alla quale si verifica una condizione di lattato costante, cioè la massima intensità alla quale esiste un equilibrio tra lattato (prodotto dai muscoli) che entra in circolo e lattato che viene rimosso dal sangue (quest’ultimo lo cede ad altri organi, come cuore e fegato, in grado di utilizzarlo).
Riassumendo e cercando di semplificare, il concetto di soglia anaerobica e riconducibile al seguente fenomeno fisiologico: a blande intensità di lavoro, i muscoli producono lentamente acido lattico che va nel sangue, ma che al tempo stesso il sangue rimuove cedendolo ad altri organi e tessuti (muscoli non coinvolti intensamente nell’esercizio). Ciò avviene ad una velocità tale da tenere il passo con la produzione, così da non far aumentare sensibilmente il livello assoluto della presenza del lattato nel sangue. Aumentando l’intensità dello sforzo, la velocità di produzione e di entrata dell’acido lattico nel circolo sanguigno aumenta, e con essa cresce parimenti la velocità di rimozione, che permette di mantenere una condizione di relativo equilibrio tra le due fasi. Ma aumentando ulteriormente l’intensità dello sforzo, raggiunto un certo limite, la capacità di rimozione raggiungerebbe il suo livello massimo, cioè un tetto. Il più alto livello di sforzo fisico al quale la capacità di rimozione del lattato è comunque tale da contrastare la produzione di lattato stesso, corrisponde al MLSS, cioè alla vera e propria soglia anaerobica. Andando oltre, la velocità di produzione supera inesorabilmente quella di rimozione, determinando un progressivo accumulo di acido lattico nel sangue. Quest’ultima condizione è quella a cui un atleta si riferisce quando dice: “sono fuori soglia”o “sono in acido”, lasciando intendere che di lì a poco quel continuo crescere dell’acido lattico nel sangue – espressione dell’intensa produzione muscolare – gli “intossicherà” le gambe, disturbando la contrazione muscolare stessa (per effetto degli ioni idrogeno che lo compongono) e, conseguentemente, obbligandolo a diminuire l’intensità dello sforzo.
Questa, dunque, è la concezione più diffusa del concetto di soglia anaerobica intesa come massimo lattato in steady-state, ma è una concezione del fenomeno abbastanza grossolana e imprecisa. Un tempo si era portati a ritenere che in uno sforzo prolungato a carico costante la concentrazione di acido lattico nel sangue riflettesse quella presente nei muscoli, arrivando progressivamente a un equilibrio tra questi due comparti: si considerava infatti che il lattato passasse dalla cellula muscolare al sangue quasi esclusivamente per semplice diffusione. Oggi, grazie al lavoro di numerosi autori – tra i quali vale la pena citare Brooks e Gladden – sappiamo che mentre alcuni muscoli producono acido lattico, ve ne sono altri che lo utilizzano; che gli equilibri del lattato tra cellula e sangue sono regolati da meccanismi assai complessi, risultanti dall’interazione di sistemi attivi di trasporto – le proteine di trasposto monossilate, dette MCT – con i meccanismi di diffusione; che il funzionamento di questi ultimi è condizionato dalla diversa concentrazione di ioni idrogeno (H+) che si viene a determinare tra l’interno e l’esterno della cellula; e che - fatto assai importante - in definitiva l’acido lattico non può più essere considerato un mero prodotto terminale, uno scarto, un semplice rifiuto risultante dalla degradazione anaerobica degli zuccheri ma deve essere preso in considerazione nel suo più complesso ruolo di regolatore biochimico e di mediatore dei processi energetici nel loro complesso.
Quanto appena detto può risultare nebuloso per chi non abbia un minimo di dimestichezza con questi argomenti, ma in sostanza il messaggio è questo: l’acido lattico non è da considerarsi solo come un veleno per i nostri muscoli, come molti ciclisti sono portati a pensare.
Per ritornare all’evoluzione del concetto di soglia anaerobica, si può dire che il MLSS è divenuto poi il “gold standard” della soglia stessa, cioè il criterio di rifermento, sia da un punto di vista teorico (massimo equilibrio possibile tra produzione e rimozione del lattato), sia dal punto di vista della misura; tant’è che a oggi la più semplice modalità diretta per determinare la soglia anaerobica si basa sulla esecuzione di un protocollo simile a quello del citato lavoro di Scheen e collaboratori: far fare a un soggetto tante prove a carico costante, ciascuna della durata di 20-30 minuti e in giornate differenti, per far si che l’affaticamento di una prova non influisca sul risultato della successiva.
È evidente come questo metodo richieda molte sessioni di test per arrivare, attraverso vari tentativi, a individuare il MLSS: un protocollo di fatto improponibile per un ciclista che voglia eseguire delle valutazioni di routine. Per questo motivo i metodi indiretti – come il test di Conconi, o il metodo ventilatorio di Wasserman, o altri ancora – hanno avuto ben più ampia diffusione tra gli sportivi.
Sul finire degli anni Settanta, alcuni autori tedeschi, tra i quali Heck e Mader, avevano notato che la soglia anerobica corrisponde mediamente a una concentrazione di 4 mmol/l (millimoli per litro) di lattato ematico. Questo valore ha assunto con il tempo un’importanza emblematica, al punto da essere utilizzato in termini pratici – spesso con eccessiva disinvoltura scientifica – per individuare la soglia anaerobica non solo nei test incrementali ma anche in quelli a carico costante e negli esercizi sportivi di qualsiasi genere (dalla gara in bicicletta alla partita di calcio...), il che ha generato non poca confusione e sovente grossolani errori interpretativi.
Vi sono tre punti da tenere sempre ben presenti a questo riguardo: il primo è che il valore di 4 mmol/l individua mediamente la concentrazione di lattato alla soglia anaerobica, ma la variazione tra un soggetto e l’altro può essere anche di 1 mmol/l in più o in meno (approssimativamente un terzo degli atleti ha meno di 3,3 mmol/l o più 4,7 mmol/l!). Il secondo è che la concentrazione di lattato (per esempio, le 2 o le 4 mmol/l) corrispondente a una certa intensità lavorativa, quando è rilavata in un test incrementale non corrisponde a quella che si riscontra poi - a pari intensità - in uno sforzo costante prolungato per decine di minuti. Il terzo è che la concentrazione di 4 mmol/l è espressione di sforzi fisici ed equilibri interni estremamente diversi quando sia riscontrata in una partita di tennis o di calcio piuttosto che al cicloergometro, e si deve stare dunque attenti a non cadere in interpretazioni errate del suo significato, assimilandolo a quello che assume in esercizi a carico costante o incrementale.
Dal libro - Dalla parte del ciclismo. Etica dello sport, nuove tecniche di allenamento e lotta al doping – Sperling&Kupfer Editori
Come sappiamo, il metabolismo aerobico è quella via metabolica attraverso la quale il nostro organismo brucia gli alimenti assunti combinandoli con l’ossigeno respirato, producendo in questo modo energia utile alla contrazione muscolare. A riposo, consumiamo poco ossigeno, perché ci serve poca energia e, dunque, bruciamo pochi alimenti. Man mano che l’intensità della nostra attività fisica cresce, aumenta la quantità di energia necessaria per sostenerla e con essa la velocità con la quale gli alimenti (che sono la nostra benzina) vengono bruciati con l’ossigeno inspirato (ciò, di conseguenza, fa sì che aumenti anche la quantità d’aria respirata ogni minuto). L’intensità massima dello sforzo che possiamo compiere avvalendoci prevalentemente dell’energia fornita da questo sistema – che, essendo basato sull’utilizzazione dell’ossigeno presente nell’aria, viene appunto detto aerobico – è grossomodo pari a quella che siamo in grado di sviluppare per non più di 5 minuti circa: in sforzi massimali di questa durata, il consumo di ossigeno può raggiungere il 100 per cento rispetto alle capacità del soggetto, cioè il cosiddetto massimo consumo di ossigeno (solitamente indicato dalla sigla VO2max ): intorno a 3 litri al minuto in un sedentario, circa il doppio in un campione del ciclismo. Correndo o pedalando, passando da uno sforzo blando a uno via via più intenso, crescerà in maniera quasi proporzionale la necessità di energia, dunque quella di ossigeno e, con essa, la frequenza cardiaca, espressione del crescente lavoro compiuto dal cuore per pompare sempre più sangue arricchito di ossigeno dai polmoni ai nostri muscoli. Succede però che l’aumento di queste variabili non sia lineare (cioè non sia costante) sino al raggiungimento del massimo consumo di ossigeno: superati i 2/3 circa di questa intensità massima, in uno sforzo a carichi crescenti, si osserva una più repentina accelerazione della ventilazione e anche dell’accumulo di acido lattico nel sangue.
Quando dobbiamo produrre moltissima energia in pochissimi secondi – come in uno sprint dell’atletica leggera o del ciclismo, oppure in conseguenza di un rapido passaggio da un’attività blanda a una più intensa – il nostro organismo non è in grado di far fronte al repentino aumento della richiesta di energia solamente accelerando i processi di combustione degli alimenti con l’ossigeno inspirato (accelerazione che richiede tempi dell’ordine delle decine di secondi, e che può comunque non essere sufficiente a coprire completamente le accresciute richieste energetiche). Così questo surplus di energia viene in buona parte prodotto degradando gli zuccheri senza bruciarli con l’ossigeno, attraverso una via metabolica che viene pertanto detta “anaerobica”, senza ossigeno, e che porta alla formazione del cosiddetto acido lattico (quello che fa percepire bruciore ai muscoli dopo una rampa di scale fatta di corsa, per intenderci).
La formazione dell’acido lattico, dunque, è espressione dell’attivazione del metabolismo anaerobico; proprio questo aveva fatto notare Hollmann in quel Congresso del 1959, introducendo l’idea che al di sopra di determinate intensità di esercizio la copertura delle necessità energetiche fosse garantita non solo dal metabolismo aerobico (alimenti bruciati con l’ossigeno), ma anche da quello anaerobico (zuccheri degradati senza consumo di ossigeno, con formazione di acido lattico). Ed è questo, in sostanza, ciò che il concetto di soglia anaerobica significa ancora oggi, dopo oltre quarant’anni: l’intensità metabolica alla quale il metabolismo energetico da totalmente aerobico diviene parzialmente anaerobico.
Il termine vero e proprio di “soglia anaerobica” venne introdotto nel 1964 da Wasserman e Mciloy, per definire – in test condotti a carichi progressivamente crescenti – l’intensità alla quale una “impennata” della ventilazione e di altri parametri riflette il passaggio tra le due condizioni citate: quella completamente aerobica e quella parzialmente anaerobica. Essendo basata sull’analisi dell’andamento di parametri ventilatori, la soglia determinata con le metodiche successivamente codificate da Wasserman viene appunto detta “ventilatoria”. Le ricerche che seguirono tendevano a mettere in relazione l’intensità dello sforzo alla quale si verifica l’impennata della ventilazione con la concomitante accelerazione dell’accumulo dell’acido lattico nel sangue. Ma erano sperimentazione condotte sempre su test incrementali, ossia protocolli nei quali la potenza viene aumentata di poche decine di watt ogni 30-60 secondi (aumentando l’inerzia della bici stazionaria su cui pedala l’atleta), fino a raggiungere valori tanto elevati da determinare l’esaurimento del soggetto, cioè la sua incapacità di proseguire l’esercizio (cosa che, in simili situazioni, avviene dopo 10-15 minuti di lavoro a intensità crescente). In sostanza, dunque, si andava ad analizzare – come si fa tuttora con protocolli di questo genere – ciò che avviene in condizioni definite “transienti” da un punto di vista fisiologico, nelle quali, cioè, sono in atto degli adattamenti (aumento della frequenza cardiaca, della ventilazione eccetera) che nelle poche decine di secondi di intervallo tra ciascun carico e il successivo non consentono all’organismo di “mettersi in equilibrio” (e quindi si assestarsi) rispetto al livello della richiesta energetica che il carico raggiunto comporta. Il corpo, in pratica, non fa in tempo ad adeguarsi completamente alla nuova situazione, che già gli viene imposto di sostenerne una più impegnativa.
Tenuto conto di questo fatto, restava da osservare cosa succede invece in condizioni “di equilibrio”, quelle cioè che si possono ottenere dopo che si sta lavorando per alcuni minuti (non meno di una decina) a una stessa intensità. Uno dei primi gruppi di ricerca a effettuare questo tipo di verifica fu, nel 1981, quello di Liegi, composto da Scheen, Juchems e Cession-Fossion, che esaminarono l’andamento dell’acido lattico e di altri parametri durante prove di carico costante, ciascuna della durata di 20 minuti. Osservarono che a intensità di lavoro pari al 40-50 per cento circa del VO2max la concentrazione ematica dell’acido lattico si elevava nei primi minuti di esercizio, per poi iniziare a calare molto lentamente nel prosieguo dello stesso, pur continuando a rimanere al di sopra dei livelli basali anche al ventesimo minuto (la maggior elevazione transitoria iniziale è dovuta all’inerzia di regolazione del metabolismo aerobico, che, come già detto, richiede diverse decine di secondi prima di raggiungere una condizione di equilibrio, ciò comporta, nella fase iniziale dello sforzo, un’attivazione di un certo rilievo del metabolismo anerobico, evidenziata dal conseguente accumulo di acido lattico nel sangue, che poi viene in parte progressivamente rimosso). Per carichi di intensità superiore al 60 per cento circa del VO2max notarono invece che l’aumento della concentrazione di acido lattico nel sangue era costante, fino al momento della cessazione della prova. Per carichi intermedi – tra il 50 e il 60 per cento circa del VO2max – il lattato ematico aumentava nei primi 10 minuti dello sforzo, per poi attestarsi su un valore costante fino al termine dell’esercizio (ventesimo minuto). I tre studiosi definirono questa condizione “steady-state lactate threshold”, cioè “soglia del lattato costante” e, cosa non di poco conto, evidenziarono che durante carichi costanti (a differenza di quelli incrementali) questa soglia anaerobica “lattacida” non coincide come intensità lavorativa con quella “ventilatoria” rilevabile secondo la deduzione di Wasserman.
Nel contempo, con pubblicazioni del 1981 e del 1982, il gruppo tedesco di Stegmann e Kindermann precisò il concetto di soglia anaerobica, identificandola con il cosiddetto “massimo lattato in steady state” (abbreviato in iniziale MLSS), che rappresenta la massima intensità lavorativa individuale alla quale si verifica una condizione di lattato costante, cioè la massima intensità alla quale esiste un equilibrio tra lattato (prodotto dai muscoli) che entra in circolo e lattato che viene rimosso dal sangue (quest’ultimo lo cede ad altri organi, come cuore e fegato, in grado di utilizzarlo).
Riassumendo e cercando di semplificare, il concetto di soglia anaerobica e riconducibile al seguente fenomeno fisiologico: a blande intensità di lavoro, i muscoli producono lentamente acido lattico che va nel sangue, ma che al tempo stesso il sangue rimuove cedendolo ad altri organi e tessuti (muscoli non coinvolti intensamente nell’esercizio). Ciò avviene ad una velocità tale da tenere il passo con la produzione, così da non far aumentare sensibilmente il livello assoluto della presenza del lattato nel sangue. Aumentando l’intensità dello sforzo, la velocità di produzione e di entrata dell’acido lattico nel circolo sanguigno aumenta, e con essa cresce parimenti la velocità di rimozione, che permette di mantenere una condizione di relativo equilibrio tra le due fasi. Ma aumentando ulteriormente l’intensità dello sforzo, raggiunto un certo limite, la capacità di rimozione raggiungerebbe il suo livello massimo, cioè un tetto. Il più alto livello di sforzo fisico al quale la capacità di rimozione del lattato è comunque tale da contrastare la produzione di lattato stesso, corrisponde al MLSS, cioè alla vera e propria soglia anaerobica. Andando oltre, la velocità di produzione supera inesorabilmente quella di rimozione, determinando un progressivo accumulo di acido lattico nel sangue. Quest’ultima condizione è quella a cui un atleta si riferisce quando dice: “sono fuori soglia”o “sono in acido”, lasciando intendere che di lì a poco quel continuo crescere dell’acido lattico nel sangue – espressione dell’intensa produzione muscolare – gli “intossicherà” le gambe, disturbando la contrazione muscolare stessa (per effetto degli ioni idrogeno che lo compongono) e, conseguentemente, obbligandolo a diminuire l’intensità dello sforzo.
Questa, dunque, è la concezione più diffusa del concetto di soglia anaerobica intesa come massimo lattato in steady-state, ma è una concezione del fenomeno abbastanza grossolana e imprecisa. Un tempo si era portati a ritenere che in uno sforzo prolungato a carico costante la concentrazione di acido lattico nel sangue riflettesse quella presente nei muscoli, arrivando progressivamente a un equilibrio tra questi due comparti: si considerava infatti che il lattato passasse dalla cellula muscolare al sangue quasi esclusivamente per semplice diffusione. Oggi, grazie al lavoro di numerosi autori – tra i quali vale la pena citare Brooks e Gladden – sappiamo che mentre alcuni muscoli producono acido lattico, ve ne sono altri che lo utilizzano; che gli equilibri del lattato tra cellula e sangue sono regolati da meccanismi assai complessi, risultanti dall’interazione di sistemi attivi di trasporto – le proteine di trasposto monossilate, dette MCT – con i meccanismi di diffusione; che il funzionamento di questi ultimi è condizionato dalla diversa concentrazione di ioni idrogeno (H+) che si viene a determinare tra l’interno e l’esterno della cellula; e che - fatto assai importante - in definitiva l’acido lattico non può più essere considerato un mero prodotto terminale, uno scarto, un semplice rifiuto risultante dalla degradazione anaerobica degli zuccheri ma deve essere preso in considerazione nel suo più complesso ruolo di regolatore biochimico e di mediatore dei processi energetici nel loro complesso.
Quanto appena detto può risultare nebuloso per chi non abbia un minimo di dimestichezza con questi argomenti, ma in sostanza il messaggio è questo: l’acido lattico non è da considerarsi solo come un veleno per i nostri muscoli, come molti ciclisti sono portati a pensare.
Per ritornare all’evoluzione del concetto di soglia anaerobica, si può dire che il MLSS è divenuto poi il “gold standard” della soglia stessa, cioè il criterio di rifermento, sia da un punto di vista teorico (massimo equilibrio possibile tra produzione e rimozione del lattato), sia dal punto di vista della misura; tant’è che a oggi la più semplice modalità diretta per determinare la soglia anaerobica si basa sulla esecuzione di un protocollo simile a quello del citato lavoro di Scheen e collaboratori: far fare a un soggetto tante prove a carico costante, ciascuna della durata di 20-30 minuti e in giornate differenti, per far si che l’affaticamento di una prova non influisca sul risultato della successiva.
È evidente come questo metodo richieda molte sessioni di test per arrivare, attraverso vari tentativi, a individuare il MLSS: un protocollo di fatto improponibile per un ciclista che voglia eseguire delle valutazioni di routine. Per questo motivo i metodi indiretti – come il test di Conconi, o il metodo ventilatorio di Wasserman, o altri ancora – hanno avuto ben più ampia diffusione tra gli sportivi.
Sul finire degli anni Settanta, alcuni autori tedeschi, tra i quali Heck e Mader, avevano notato che la soglia anerobica corrisponde mediamente a una concentrazione di 4 mmol/l (millimoli per litro) di lattato ematico. Questo valore ha assunto con il tempo un’importanza emblematica, al punto da essere utilizzato in termini pratici – spesso con eccessiva disinvoltura scientifica – per individuare la soglia anaerobica non solo nei test incrementali ma anche in quelli a carico costante e negli esercizi sportivi di qualsiasi genere (dalla gara in bicicletta alla partita di calcio...), il che ha generato non poca confusione e sovente grossolani errori interpretativi.
Vi sono tre punti da tenere sempre ben presenti a questo riguardo: il primo è che il valore di 4 mmol/l individua mediamente la concentrazione di lattato alla soglia anaerobica, ma la variazione tra un soggetto e l’altro può essere anche di 1 mmol/l in più o in meno (approssimativamente un terzo degli atleti ha meno di 3,3 mmol/l o più 4,7 mmol/l!). Il secondo è che la concentrazione di lattato (per esempio, le 2 o le 4 mmol/l) corrispondente a una certa intensità lavorativa, quando è rilavata in un test incrementale non corrisponde a quella che si riscontra poi - a pari intensità - in uno sforzo costante prolungato per decine di minuti. Il terzo è che la concentrazione di 4 mmol/l è espressione di sforzi fisici ed equilibri interni estremamente diversi quando sia riscontrata in una partita di tennis o di calcio piuttosto che al cicloergometro, e si deve stare dunque attenti a non cadere in interpretazioni errate del suo significato, assimilandolo a quello che assume in esercizi a carico costante o incrementale.
Dal libro - Dalla parte del ciclismo. Etica dello sport, nuove tecniche di allenamento e lotta al doping – Sperling&Kupfer Editori
lunedì 30 agosto 2010
2° CORSO DI AGGIORNAMENTO PER PREPARATORE ATLETICO DI CALCIO
Obiettivi: aggiornare il partecipante sui principi della preparazione atletica e sull'importanza che occupa nel calcio d'oggi.
Partecipanti: è rivolto a studenti e laureati in scienze motorie ma anche a coloro che vogliono aggiornarsi sulla preparazione atletica.
Durata: il corso si articola in 8 lezioni da due ore l'una, dalle 19.30 alle 21.30 di ogni lunedì dal 04/10/2010 al 29/11/2010 e si terrà a Vercelli.
Costo ed iscrizione: il costo del corso è di euro 300,00 (trecento) e l'iscrizione dovrà essere effettuata tramite bonifico bancario con codice IBAN IT53O0306910000100000019398 intestato a Chiodo David e nella causale bisogna specificare "2°corso d'aggiornamento" e dovrà avvenire entro e non oltre sabato 25 settembre 2010.
Per altre informazioni contattare 347/7348834 Prof. Chiodo David.
I partecipanti avranno l'ingresso gratuito per tutti i convegni organizzati dall'AIPAC Piemonte e Valle d'Aosta per l'anno 2011.
Partecipanti: è rivolto a studenti e laureati in scienze motorie ma anche a coloro che vogliono aggiornarsi sulla preparazione atletica.
Durata: il corso si articola in 8 lezioni da due ore l'una, dalle 19.30 alle 21.30 di ogni lunedì dal 04/10/2010 al 29/11/2010 e si terrà a Vercelli.
Costo ed iscrizione: il costo del corso è di euro 300,00 (trecento) e l'iscrizione dovrà essere effettuata tramite bonifico bancario con codice IBAN IT53O0306910000100000019398 intestato a Chiodo David e nella causale bisogna specificare "2°corso d'aggiornamento" e dovrà avvenire entro e non oltre sabato 25 settembre 2010.
Per altre informazioni contattare 347/7348834 Prof. Chiodo David.
I partecipanti avranno l'ingresso gratuito per tutti i convegni organizzati dall'AIPAC Piemonte e Valle d'Aosta per l'anno 2011.
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